Amazon è pronta a licenziare 30mila dipendenti

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Amazon ha confermato un piano di licenziamenti che potrebbe coinvolgere fino a 30mila dipendenti nel mondo, il più ampio nella storia dell’azienda. La decisione, secondo fonti vicine al gruppo, rappresenta una svolta strategica dopo gli anni di crescita esplosiva seguiti alla pandemia, quando l’aumento degli acquisti online aveva spinto l’azienda ad assumere centinaia di migliaia di lavoratori per sostenere la logistica e i servizi digitali.

I dipendenti interessati saranno informati via email a partire da martedì. L’intervento riguarda in particolare il personale “corporate”: circa il 10% dei 350mila addetti aziendali, su una forza lavoro complessiva che supera 1,55 milioni di persone.

Il ridimensionamento e le sue ragioni

Il nuovo piano, annunciato dall’amministratore delegato Andy Jassy, mira a contenere i costi operativi e riequilibrare la struttura interna dopo il boom legato alla pandemia. Con il ritorno alla normalità, la crescita degli acquisti online ha rallentato e alcune aree sono risultate sovradimensionate rispetto alle reali necessità di mercato.

Amazon ha quindi avviato una revisione dei reparti meno redditizi, con l’obiettivo di concentrare risorse sui settori a maggiore potenziale e migliorare l’efficienza generale. Il ridimensionamento rientra in un processo di riorganizzazione iniziato già nel 2023, quando Jassy aveva annunciato una prima ondata di tagli per circa 9mila posti.

Sebbene i 30mila esuberi rappresentino una frazione della forza lavoro globale, il piano avrà un forte impatto umano e organizzativo. Amazon ha comunicato che verranno messi in campo programmi di supporto e ricollocamento in linea con le normative locali, con l’obiettivo di accompagnare i dipendenti coinvolti verso nuove opportunità professionali.

La ristrutturazione arriva in un momento in cui il gruppo di Seattle punta sempre più su intelligenza artificiale e automazione per ottimizzare logistica, customer service e gestione dei dati. Amazon ha dichiarato che le tecnologie di machine learning e AI generativa sono ormai centrali nella sua strategia futura.

Tuttavia, questa evoluzione solleva interrogativi sul futuro del lavoro all’interno del colosso: se da un lato promette maggiore efficienza e innovazione, dall’altro rischia di ridurre la domanda di manodopera nelle mansioni più ripetitive e a basso valore aggiunto.