Quattro arresti ma nessun nome sui mandanti. È questo il bilancio, ancora parziale, dell’operazione dei carabinieri che stamattina ha portato in carcere Antonio Passariello, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, con la compagna di quest’ultimo, Marika De Filippis, ai domiciliari con braccialetto elettronico. Sono considerati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo compiuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, a Torvaianica, frazione di Pomezia. L’esplosione distrusse due auto parcheggiate e danneggiò il muro perimetrale della villa. Né il giornalista né la figlia, che aveva parcheggiato l’altra vettura poco prima, rimasero feriti.
La caccia ai mandanti: il vero nodo dell’inchiesta
Per gli investigatori, quello di oggi è solo il primo passo. Il cuore dell’inchiesta, coordinata dal pm della Dda Carlo Villani, resta la ricerca di chi ha ordinato e finanziato l’attentato. Dalle 107 pagine dell’ordinanza cautelare emerge che il commando avrebbe agito su commissione, dietro un compenso di diverse migliaia di euro, con l’aggravante del metodo mafioso. I mandanti, ancora ignoti, avrebbero garantito ai quattro non solo il pagamento ma anche schede telefoniche dedicate, assistenza legale e persino la possibilità di lasciare l’Italia.
Le intercettazioni raccontano di un’offerta precisa: un soggiorno in Spagna, Austria o Francia, a scelta, con un mantenimento di 200 euro al giorno tramite carta ricaricabile. Gli arrestati hanno rifiutato, non convinti dalla proposta e soprattutto timorosi che si trattasse di una trappola per farli sparire. “Ma se mi fanno una cattiveria e mi fanno scomparire?”, si chiede D’Avino in una delle conversazioni captate dagli inquirenti. Hanno preferito il rischio dell’arresto a un’incognita che consideravano più pericolosa.
Il gip individua in Pellegrino D’Avino il punto di contatto esclusivo con i mandanti: sarebbe stato lui a occuparsi dell’approvvigionamento dell’esplosivo, a partecipare al sopralluogo compiuto sei giorni prima dell’attentato, ed è considerato il più verosimile destinatario diretto dell’incarico. Sarebbe stato lui, secondo l’ordinanza, a formare poi il gruppo coinvolgendo il padre Passariello, l’amico Mutone e la compagna De Filippis. Anche lui, però, non avrebbe mai incontrato di persona chi tirava davvero i fili dell’operazione.
Nelle intercettazioni gli indagati fanno riferimento a una persona, individuata con il nome in codice “Corrado”, che i carabinieri “non devono assolutamente arrivare a scoprire”. Uno degli arrestati viene registrato mentre dice: “Ti do fino all’ultimo centesimo”, riferendosi proprio a un pagamento promesso da questa figura rimasta nell’ombra. Nessuno degli indagati, in nessuna delle conversazioni captate, pronuncia mai un nome che possa ricondurre con certezza ai vertici dell’organizzazione.
Le indagini, condotte dai Nuclei investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, hanno incrociato decine di sistemi di videosorveglianza, tabulati telefonici e rilievi tecnico-scientifici. Gli accertamenti del Ris hanno accertato che per l’attentato fu utilizzata gelatina da cava, esplosivo ad altissimo potenziale distruttivo. Risulta indagato, ma non ancora raggiunto da misura cautelare, anche un quinto uomo. Proseguono inoltre perquisizioni nei confronti di altre persone sospettate di aver fornito l’esplosivo o supporto logistico al commando. Nella richiesta della procura era contestato anche il reato di strage, non riconosciuto dal gip nell’ordinanza.
Sul possibile movente, gli inquirenti guardano alle inchieste giornalistiche condotte da Ranucci con Report: dai rapporti tra criminalità organizzata e ultrà di estrema destra, alla criminalità albanese, fino agli interessi economici legati a grandi progetti come il porto privato per navi da crociera a Fiumicino. Anche su questi fronti sono in corso approfondimenti paralleli.
Raggiunto telefonicamente da Rai 3, Ranucci ha commentato: “Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso bisognerà capire i dettagli e se ci sono altri livelli, capire chi ha tentato di limitare la libertà di stampa”. Sulla stessa linea il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha espresso l’auspicio di “un passo avanti anche nei confronti dei mandanti”, mentre dalle opposizioni il Pd, con Sandro Ruotolo, e il M5S, con Giuseppe Antoci, chiedono di arrivare fino in fondo su una vicenda definita “un attacco alla libertà di stampa”.



