Con il via libera definitivo della Camera dei Deputati, la riforma della Maturità è ufficialmente legge. Un cambiamento profondo che ridefinisce non solo l’Esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione, ma l’intero sistema scolastico italiano. Dopo il voto del Senato, la Camera ha approvato la conversione del decreto con 138 sì, 91 no e 9 astenuti, segnando l’inizio di una nuova fase per la scuola italiana.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha sottolineato che il provvedimento “introduce misure strutturali per una scuola moderna e centrata sulla crescita degli studenti”, includendo interventi per la formazione 4+2, la sicurezza degli edifici scolastici, la valorizzazione dei docenti e il potenziamento delle risorse per Agenda Sud.
Addio “Esame di Stato”, torna la Maturità
Il primo cambiamento è simbolico ma significativo: l’esame finale delle superiori torna a chiamarsi “Maturità”, abbandonando la denominazione di “Esame di Stato”. Secondo il ministro Giuseppe Valditara, l’obiettivo è “ridare senso e valore a un passaggio decisivo del percorso formativo, riaffermando i principi di merito, impegno e responsabilità”.
La nuova Maturità manterrà due prove scritte, ma il colloquio orale diventerà centrale. La prova finale sarà articolata su quattro discipline, stabilite ogni anno da un decreto ministeriale, e includerà l’analisi delle competenze in educazione civica e delle esperienze di formazione scuola-lavoro.
Dal 2026, non sarà più consentito “fare scena muta”: chi si rifiuterà di partecipare all’orale verrà bocciato automaticamente. La valutazione complessiva terrà conto anche dell’impegno in attività extrascolastiche meritorie.
Tra le modifiche più discusse c’è il ritorno del voto in condotta come elemento determinante. Un 5 in condotta comporterà la bocciatura automatica, mentre con un 6 lo studente dovrà sostenere una prova di cittadinanza attiva.
Chi invece otterrà almeno 9 in condotta potrà ambire al punteggio massimo all’esame finale.
Cambia anche la composizione delle commissioni: da 7 a 5 commissari, con una formazione specifica per garantire maggiore omogeneità nella valutazione.
Un’altra novità riguarda l’alternanza scuola-lavoro, che cambia nome e identità: si chiamerà “formazione scuola-lavoro”. Le convenzioni tra scuole e imprese non potranno più includere attività ad alto rischio, mentre l’Inail promuoverà campagne informative sulla sicurezza.
Il decreto amplia inoltre la copertura assicurativa anche agli infortuni avvenuti durante il tragitto casa-lavoro, un segnale concreto di tutela per gli studenti.



