La storia torna ciclicamente, ma stavolta lo fa con un carico di dettagli che rende difficile liquidarla come “suggestione”. Dopo il rilancio di Chi l’ha visto? e l’inchiesta della BBC, una nuova ricostruzione (con testimonianze e particolari sul delitto) riaccende la domanda più pesante: Danilo Restivo potrebbe essere coinvolto anche nell’omicidio di Jong-Ok Shin (“Oki”) a Bournemouth nel 2002? E soprattutto: Omar Benguit, condannato all’ergastolo per quel delitto, è davvero colpevole? 
Restivo è già stato condannato per due omicidi: Elisa Claps, uccisa a Potenza nel 1993 e ritrovata 17 anni dopo nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità; e Heather Barnett, uccisa a Bournemouth il 12 novembre 2002, per cui sconta la pena nel Regno Unito. 
Dentro questo quadro si colloca il caso Oki: Jong-Ok Shin, studentessa sudcoreana, uccisa a Bournemouth il 12 luglio 2002. Per quell’omicidio è stato condannato Omar Benguit (ergastolo), che da sempre si dichiara innocente. 
Le nuove informazioni: modalità del delitto, “ciocca di capelli” e oggetti ricorrenti
La nuova fonte aggiunge elementi molto concreti sul delitto di Oki e sul perché la famiglia Benguit, da anni, indichi Restivo come possibile responsabile.
Secondo la ricostruzione, Oki venne trovata ferita all’alba da vicini di casa e morì poco dopo in ospedale: tre coltellate alla schiena, arma mai ritrovata. Alcuni residenti riferirono di aver sentito una discussione tra lei e un uomo con accento straniero, seguita dal rumore di un’auto che si allontanava. 
Il punto che torna come un chiodo, però, è un dettaglio “firma”: la ciocca di capelli. Ami Benguit sostiene da tempo che accanto al corpo di Oki fu trovata una ciocca di capelli e ricorda che Restivo era stato accusato da diverse donne di tagliare ciocche di nascosto, un feticcio già emerso anche nel caso Barnett (dove venne trovata una ciocca non appartenente alla vittima). 
Nel caso Heather Barnett, la ricostruzione è ancora più brutale: corpo trovato dai figli, e particolari raccapriccianti (tra cui mutilazioni) che, insieme alla ciocca di capelli, sono entrati nel profilo attribuito a Restivo. 
La stessa fonte ricorda che Restivo fu tra i sospettati per l’omicidio di Oki: viveva poco distante dal luogo del delitto, ma venne “coperto” da un alibi fornito dalla compagna. E qui emerge un passaggio decisivo: nel 2002 la polizia inglese non sapeva (o non valorizzò) che Restivo era stato sospettato in Italia per la scomparsa di Elisa Claps. È uno di quei dettagli che, a posteriori, pesano come macigni: conoscere l’ombra di Potenza avrebbe potuto cambiare il perimetro investigativo a Bournemouth. 
L’arresto di Benguit e il nodo delle testimonianze
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Quasi sei settimane dopo l’omicidio di Oki, fu arrestato Omar Benguit, giovane tossicodipendente con precedenti. Il caso, secondo la ricostruzione, si costruì soprattutto su una informatrice che raccontò un approccio alla vittima e un’aggressione dopo il rifiuto. Poi arrivarono altri testimoni e la condanna. 
Ma la parte che oggi fa tremare l’impianto è quella rilanciata dalla BBC (e ripresa da più testate): testimonianze indebolite o screditate, presunte pressioni della polizia su testimoni per “aggiustare” o enfatizzare dichiarazioni, e soprattutto un tema enorme: tabulati/elementi che suggerirebbero un alibi e che avrebbero contraddetto la testimone chiave. 
La BBC sostiene inoltre di aver lavorato sul caso per anni e di avere recuperato materiale che indebolisce le prove testimoniali centrali; e che non ci sarebbero prove forensi decisive contro Benguit, ma soprattutto parole. 
A queste accuse, la Dorset Police ha replicato respingendo l’idea di un “incastro”, definendo l’indagine “approfondita, dettagliata e molto complessa”, e rimandando eventuali contestazioni alle sedi preposte.
Nel frattempo, secondo quanto riportato, la Criminal Cases Review Commission (CCRC) sta riesaminando il caso: è un passaggio cruciale, perché in UK è lo snodo istituzionale che può aprire la strada a una revisione reale quando emergono elementi nuovi. 
Cosa cambia con questi dettagli
È essenziale mantenere il confine: Restivo non è imputato né condannato per l’omicidio di Oki Shin. Quindi parlare di “terzo omicidio” come certezza non è corretto.
Però questi particolari spostano il baricentro della discussione: non siamo più soltanto davanti a “somiglianze” narrative, ma a una catena di elementi che – se confermati e valutati in modo indipendente – potrebbero incidere su due piani:
1. la solidità della condanna di Benguit (se davvero il caso si regge su testimonianze oggi screditate e su informazioni potenzialmente omesse o contraddette);
2. la mancata valorizzazione della pista Restivo nel 2002, anche per un deficit informativo tra Italia e Regno Unito, prima del ritrovamento del corpo di Elisa Claps e della svolta investigativa del 2010. 



