Due 007 italiani sono stati arrestati con l’accusa di aver fornito segreti di Stato ai colleghi russi

007 arrestati

Notizie riservate passate sottobanco per favorire la Russia. Una rete di spionaggio operativa da Roma, in collegamento diretto con l’intelligence militare russa. Per questo motivo due persone sono state arrestate nella mattinata di oggi, 7 luglio, dai carabinieri del Ros con le accuse di spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici.

Due ex 007 italiani al centro dell’inchiesta

Il principale indagato è un uomo di 59 anni, ex appartenente al comparto di intelligence italiano e già sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, che ha lasciato il servizio nel 2012. Accanto a lui è stato arrestato un altro ex membro dell’intelligence nazionale, uscito dai ranghi nel 2013. Secondo l’accusa, il 59enne fungeva da unico interlocutore per un presunto agente dei servizi segreti russi, coperto da immunità diplomatica in Italia. L’uomo acquisiva informazioni attraverso sei diverse fonti, tra cui quattro militari in servizio, tutti indagati, impiegati in ruoli caratterizzati da un alto grado di riservatezza.

Le indagini hanno documentato numerosi incontri tra l’ex agente italiano e il contatto russo, ripresi anche in un filmato diffuso dagli stessi carabinieri: da un lato il presunto agente di Mosca esponeva le proprie necessità informative, dall’altro l’indagato forniva i dati richiesti in cambio di compensi in denaro. Secondo le ipotesi di accusa, tra il materiale finito nelle mani dei servizi russi ci sarebbero stati segreti militari e persino i nominativi di agenti segreti operativi italiani e dello stesso Ros, passati alle spie del Gru, l’intelligence militare di Mosca.

Sette indagati, due procure coinvolte

Oltre ai due arrestati, sono indagate a vario titolo cinque persone, tra cui quattro militari, per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato e rivelazione di notizie di cui era vietata la divulgazione. L’attività investigativa del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri è partita nel maggio 2025 e ha dato origine a due procedimenti penali collegati: uno presso la Procura ordinaria di Roma, coordinato dalla sostituta procuratrice Lucia Lotti, e uno presso la Procura militare, seguito dalla procuratrice aggiunta Antonella Masala e dal pm militare Enrico Peluso.

Le indagini sono state condotte attraverso servizi di osservazione, controllo, pedinamento e perquisizioni, anche informatiche. Le misure cautelari sono state eseguite, su richiesta della Procura capitolina e con provvedimento del gip del Tribunale di Roma, con il supporto in fase esecutiva del Gruppo di Intervento Speciale e del Comando provinciale di Roma dell’Arma. Contestualmente, la Procura militare ha emesso quattro decreti di perquisizione nei confronti dei militari coinvolti, indagati anche per rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio. Il materiale informatico e documentale sequestrato durante i blitz di stamattina è ora al vaglio degli inquirenti per determinare l’esatta entità del danno alla sicurezza nazionale.

La reazione del governo: “Guerra ibrida quotidiana”

Durissimo il commento del ministro della Difesa Guido Crosetto: “Non può esserci alcuna tolleranza, a maggior ragione quando sono coinvolti soggetti con ruoli di responsabilità, nei confronti di chi compromette o mette a rischio la sicurezza della Repubblica. La tutela della sicurezza nazionale, delle informazioni classificate e delle istituzioni rappresenta un interesse primario dello Stato e non ammette alcuna forma di cedimento”. Il ministro ha aggiunto che la Difesa adotterà “ogni ulteriore iniziativa per salvaguardare l’integrità delle proprie strutture”, definendo l’operazione la testimonianza di “un conflitto ibrido quotidiano, una guerra latente costante, per indebolire le nostre istituzioni, le nostre alleanze e la nostra sicurezza”, fatta di “nemici esterni e traditori interni che sono pronti a vendere la loro nazione per soldi o per potere o per interesse personale”.