EasyJet rischia la chiusura? Cosa sta accadendo

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Dai cieli europei potrebbero presto sparire gli aerei con la livrea arancione di easyJet. È ancora un’ipotesi, ma la scalata del fondo statunitense Castlelake alla compagnia aerea britannica si avvicina al momento decisivo, e tra i governi di Regno Unito, Svizzera e Unione Europea crescono i timori per le possibili ricadute sul mercato del trasporto aereo continentale.

Quattro offerte respinte, scadenza al 5 luglio

Il consiglio di amministrazione di easyJet ha respinto quattro offerte consecutive di Castlelake nel giro di un mese. Si è partiti da 560 pence per azione il 12 giugno, poi 600 pence il 17 giugno, quindi 625 pence, fino all’ultima proposta del 23 giugno da 6,50 sterline per azione, pari a circa 4,93 miliardi di sterline complessivi. Il board l’ha respinta all’unanimità giudicandola una sottovalutazione della società e delle sue prospettive, ma ha comunque concesso al fondo americano un accesso limitato a informazioni commerciali riservate, nella speranza che una maggiore trasparenza sui conti possa portare a una proposta più vicina al valore reale del gruppo. Il Takeover Panel britannico ha intanto prorogato di nove giorni la scadenza: Castlelake avrà tempo fino alle 17 di domenica 5 luglio 2026 per annunciare un’offerta vincolante o ritirarsi definitivamente.

Per aggirare il divieto europeo che impedisce il controllo di un vettore Ue da parte di soggetti extracomunitari, lo schema di Castlelake prevede che il veicolo d’offerta sia detenuto per il 49% dal fondo Usa e da co-investitori come Brookfield Asset Management, e per il restante 51% da cittadini dell’Unione Europea, tra cui gli ex manager del settore aeronautico Peter Bellew e Mark Breen. Una struttura che lo stesso board di easyJet ha definito “opaca”, chiedendo garanzie scritte sulla proprietà effettiva dell’operazione.

Perché fa gola: flotta, slot e la divisione Holidays

Quello che interessa a Castlelake, secondo gli analisti, non è tanto la compagnia nel suo complesso quanto i suoi asset strategici. La flotta di easyJet, tra valore contabile netto e pezzi di ricambio, vale circa 4,9 miliardi di sterline nel primo semestre 2026, con la possibilità di salire fino a 8,7 miliardi entro il 2028 considerando anche i 290 Airbus ordinati per i prossimi otto anni. Un ulteriore tesoretto è rappresentato dagli slot aeroportuali: secondo un’analisi di Barclays, la compagnia ne detiene per un valore complessivo di 900 milioni di euro, metà dei quali solo a Londra Gatwick, dove controlla il 44% delle capacità. Quote rilevanti anche a Ginevra Cointrin (43%), Parigi Charles de Gaulle, Parigi Orly, Milano Linate, Milano Malpensa, Lisbona e Amsterdam Schiphol.

A completare il quadro c’è easyJet Holidays, la divisione vacanze considerata la vera “fucina” di utili del gruppo: tra ottobre 2024 e settembre 2025 ha trasportato solo il 3,3% dei passeggeri totali della compagnia, ma ha generato il 38% dell’utile lordo complessivo.

Sono proprio questi elementi ad alimentare i timori istituzionali. Un funzionario dell’Antitrust Ue ha dichiarato al Corriere della Sera che sulle rotte intra-continentali “un posto in aereo su 11” è oggi offerto da easyJet, seconda compagnia europea per numero di posti dietro solo a Ryanair, con una quota di mercato che sfiora il 9%. Fonti del governo britannico hanno chiesto “la garanzia scritta che non ci sarà alcuno smembramento”, sottolineando l’importanza di tutelare l’interesse pubblico. Il timore condiviso da Londra, Bruxelles e Berna è che un’eventuale vendita separata degli asset, ritenuta da alcuni analisti persino più redditizia per Castlelake rispetto a un’acquisizione unitaria, possa tradursi in una riduzione della concorrenza e in tariffe più alte sulle rotte oggi coperte dalla low cost britannica.

Da parte sua, easyJet ribadisce di trovarsi in una posizione di forza, forte di un bilancio investment grade, una posizione di cassa netta positiva e un obiettivo di utile ante imposte superiore al miliardo di sterline nel medio termine, respingendo le offerte come “altamente opportunistiche” e formulate mentre il titolo risente ancora delle tensioni in Medio Oriente. Gli analisti si attendono ora un’offerta finale intorno alle 7 sterline per azione, pari a circa 5,35 miliardi di sterline, contro una capitalizzazione attuale della società di 4,41 miliardi alla Borsa di Londra.