La decisione della Corte dei Conti di non concedere il visto di legittimità alla delibera Cipess approvata ad agosto, che dava il via libera al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, apre una nuova fase di incertezza per una delle opere più discusse d’Italia. Il verdetto dei magistrati contabili, che sospende di fatto l’avvio dei cantieri, mette sotto esame diversi aspetti chiave: dalle coperture finanziarie alla solidità delle stime di traffico, fino alla conformità alle norme ambientali, antisismiche e alle regole europee sui costi.
Ma sotto osservazione c’è anche la competenza stessa del Cipess, considerato un organo politico, a gestire una delibera di tale complessità.
Nonostante lo stop, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni mantiene margini di intervento. Palazzo Chigi potrebbe correggere la delibera e ripresentarla, oppure impugnare la decisione della Corte, a seconda della natura e della gravità dei rilievi. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha già convocato un incontro con tecnici e dirigenti del dicastero per valutare le opzioni, ribadendo la propria determinazione a “far partire i lavori”.
Entro trenta giorni la Corte dei Conti renderà note le motivazioni ufficiali del blocco. Sarà un passaggio decisivo: chiarirà se i rilievi sono sanabili con modifiche puntuali o se serviranno interventi strutturali sull’intero progetto. Nel frattempo, la società concessionaria Eurolink e il governo preparano le controdeduzioni, con l’obiettivo di evitare una sospensione definitiva dell’iter.
Il Governo può procedere lo stesso
Anche in caso di parere negativo, la normativa consente al Consiglio dei ministri di confermare la delibera per “motivi di interesse pubblico superiore”. Una scelta che tuttavia richiederebbe una valutazione politica approfondita e rischierebbe di alimentare nuove tensioni istituzionali. Ogni ritardo, comunque, si tradurrà in uno slittamento dei tempi previsti per l’apertura dei cantieri e per le prime assunzioni legate all’opera, che aveva già attirato migliaia di candidature.
La premier Meloni ha parlato di “ennesima invasione della magistratura contabile nelle scelte del governo”, ribadendo la volontà di andare avanti. Di segno opposto le parole della segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha definito la decisione della Corte un atto di tutela istituzionale, sottolineando “i rischi di un approccio che tenta di aggirare i controlli di legittimità”.
Il futuro del Ponte sullo Stretto, dunque, resta appeso a un equilibrio delicato tra rilievi tecnici, volontà politica e tempi amministrativi. Solo dopo la pubblicazione delle motivazioni della Corte sarà chiaro se l’opera simbolo del collegamento tra Sicilia e Calabria potrà ripartire o se dovrà affrontare un nuovo, lungo stop.



