Un file pubblicato per pochi minuti può bastare a mettere in discussione la credibilità di un intero concorso. È quello che è successo al concorso notai: un file Excel con annotazioni interne accanto ai nomi dei candidati che hanno superato gli scritti di novembre 2024 è comparso il 19 febbraio sul sito del Consiglio Nazionale del Notariato, per poi essere rimosso quasi subito. Ma in rete, si sa, “quasi subito” è spesso troppo tardi: screenshot e download hanno iniziato a circolare immediatamente, tra blog e social, con le prime accuse e i primi annunci di ricorsi. 
“Carina”, “graziato”, “fenomeno”: appunti che non dovrebbero esistere
Nel documento, secondo quanto riportato, comparivano commenti come «carina», «graziato», «fenomeno», oltre a note che suggerirebbero valutazioni “personalizzate” del tipo «graziato sul commerciale» o «salvato sul civile». Espressioni che stridono con l’idea di una correzione rigorosa e standardizzata, soprattutto per un concorso considerato tra i più selettivi d’Italia. 
Il punto non è solo il cattivo gusto (e l’ombra di giudizi sessisti): il punto è l’effetto che producono sulla percezione di imparzialità. Se in un file interno compaiono etichette e commenti che sembrano riferirsi a singoli candidati, è inevitabile che molti si chiedano: quanto era davvero “anonima” la correzione? Il sistema delle buste separate dovrebbe servire proprio a evitare l’associazione tra elaborato e identità del candidato. 
I “santi” e il misterioso “Papa”: codici innocui o mappa di relazioni?
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L’altra parte esplosiva del caso riguarda i nomi in codice: accanto ad alcuni candidati sarebbero comparsi riferimenti a santi (da san Mattia Apostolo a san Pancrazio, fino a santa Matilde di Hackeborn) e persino un candidato “protetto” da un’entità chiamata «Papa». Da qui l’interpretazione – per ora un’ipotesi che circola tra gli esclusi – secondo cui quei codici potrebbero rimandare a “padrini”, referenti, reti di influenza, raccomandazioni. Nel file comparirebbero anche annotazioni laterali come «Sciopero e cena a Enoteca Corsi», ulteriore elemento che ha alimentato letture maliziose. 
Su questo va fatta una distinzione netta: un sospetto non è una prova. Ma è altrettanto vero che in un concorso pubblico (o para-pubblico) ad alta sensibilità, certi elementi – se autentici e riconducibili alla commissione – hanno un impatto devastante, perché la fiducia si regge sulla forma quanto sulla sostanza.
Qui non siamo davanti soltanto a una gaffe comunicativa. Il paradosso è evidente: il Consiglio Nazionale del Notariato, come tanti enti, richiama nei propri documenti programmatici l’importanza di trasparenza, “accessibilità dei dati” e meccanismi di garanzia e correzione nelle pubblicazioni sul sito istituzionale. Eppure qui la pubblicazione “sbagliata” sembra aver esposto l’esatto contrario: opacità, leggerezza, e l’idea di un back-office dove circolano appunti che – veri o scherzosi che siano – non dovrebbero accompagnare un processo selettivo così delicato.
Dire oggi “concorso truccato” in senso stretto è una conclusione che richiede verifiche, atti, responsabilità precise. Ma c’è un punto che, da cittadino prima ancora che da osservatore, mi sembra incontestabile: la sola esistenza e diffusione di quel file ha già compromesso la percezione di imparzialità. E senza percezione di imparzialità, un concorso perde legittimità.
Il problema più ampio, poi, è culturale. Nel 2026 l’Italia continua a convivere con un sentimento diffuso: l’idea che molti concorsi funzionino anche attraverso “canali”, segnalazioni, aiutini dall’alto. Spesso è un pregiudizio, talvolta è cronaca giudiziaria. Ma casi come questo fanno una cosa precisissima: nutrono quel sospetto e lo rendono plausibile agli occhi di chi già non si fida.
Per questo servono risposte rapide e pubbliche: ricostruzione dell’accaduto, tracciamento della catena di responsabilità, chiarimento sul significato dei codici e delle note, e – se emergono elementi concreti – conseguenze disciplinari e, se del caso, penali. 
Perché una cosa è certa: in un concorso dove si seleziona una professione che ruota attorno a legalità, garanzie e forma, anche solo l’ombra di un “santo in paradiso” non è folclore. È un problema istituzionale.



